Schiara: 2565 motivi per salirci

Schiara. Che viaggio! Una cima, anzi un gruppo, che chiama rispetto; più di tanti altri luoghi. Le due vie di accesso (da N e da S) lunghe e con un dislivello che supera i 2000 metri rendono questo baluardo di Dolomia posto a cingere le spalle alla città di Belluno, una cosa per pochi, un affare che o sei convinto o ne fai a meno…specie se decidi di farlo in giornata!
Ambienti incontaminati e silenzi profondi hanno fatto da cornice ad un grande giro ad anello che ha abbracciato tutto il selvaggio e defilato versante nord dello Schiara fino a toccarne la sua cima, tra ripide ghiaie, verdissimi pascoli e creste sottili. Un viaggio vero e proprio in una varietà di ambienti unica e “riservata”, che ti faceva quasi venir da camminare in punta di piedi.. piano, per non disturbare!

Verso Nord da sx a dx: Talvena, Cime De Zita e Le Preson

L’itinerario questa volta non lascia molto spazio a convenevoli: per toccare la punta dello Schiara i metri di dislivello sono 2200, punto.
Animato da tanta brama di risalire il versante nord di questo massiccio che ha sempre attirato la mia attenzione da qualsiasi parte lo guardassi, parto di buon ora alle 5.20 precise dal piccolo parcheggio lungo la Statale Agordina in prossimità de La Stanga (loc. Casa de La Vecia, 449 m) verso una prima tappa: il Rifugio Bianchet. Il sentiero parte insolitamente con una gradinata in cemento che mi accompagna all’interno di una forra rumorosa per un sentiero che già da subito sale con una discreta pendenza. Dalla gorgogliante spaccatura la traccia prosegue all’interno del bosco portandomi in mezz’oretta a guadagnare la strada sterrata (chiusa al traffico) che sale lunga, monotona e con poca pendenza fino al rifugio.

Due orette e sei chilometri dalla partenza raggiungo i prati di Pian de la Stua dove sorge il Rifugio a quota 1245 m, protetto alle spalle dal Valon de la Sciara e di fronte dalle verdeggianti e irte pendici del gruppo del Talvena che cominciano ad accendersi dei primi raggi di sole che pian piano si fanno anche loro all’interno della valle. Da dietro al rifugio si staccano due sentieri di cui uno mi porterà diritto dentro al Valon de la Sciara che dovrò risalire per intero. La temperatura adesso è più gradevole rispetto alla partenza e la salita, pur proseguendo sempre con pendenze generose, è regolare. Metto il naso dentro al Valon e qui la storia cambia: l’ambiente è maestoso! In giro solo qualche camoscio e immerso tra verdi prati intervallati da macchie di abeti che lentamente lascio alle mie spalle, il cielo azzurro fa risaltare nitidamente Talvena e Cime de Zita alle mie spalle ed il Burel e lo Schiara davanti a me. Che roba!


Il sentiero sale su abbandonando gradualmente prati ed abeti che mi accompagnavano da quando ero partito dal rifugio e mi porta a guadagnare il catino roccioso e pianeggiante del Van de Sciara. Ora sì che ci si sente parte dello Schiara! Mentre a sinistra le strapiombati e quasi opprimenti pareti scure dello Spallone Nord mettono soggezione, a destra le Pale Magre con dei pendii un po’ più dolci ti invitano quasi a salirle portandoti magari sopra al Burel e passando per il Balcon (un foro naturale nella roccia, ben visibile anche da valle e tanto appetibile). Al centro invece, sempre più vicina svetta fiera la Gusèla del Vescovà che con la sua forma snella e slanciata è dal fondovalle che si fa desiderare “Dai che manca poco..” mi dico!

Procedendo ora per rocce e ghiaie mobili il sentiero culmina sotto ad un salto di una quindicina di metri attrezzato con una scala metallica ed una fune, da oltrepassare prima di guadagnare un ultimo tratto che rasenta ancora pendici lisce e altissime. Abbandonato questo tratto si apre un ultimo grande ghiaione con al centro la mole (ormai ad una manciata di passi) della Gusèla che, troppo invitante, mi fa abbandonare il sentiero e tagliare dritto per dritto fra massi e sfasciumi sino a raggiungerla dopo due ore e mezza abbondanti dal Bianchet.
2360m e già questo traguardo per me è valso il “prezzo del biglietto”. L’ho desiderato tanto salire fin qui e poter sostare al suo cospetto guardando Belluno e la Valle dell’Ardo da una posizione privilegiata. Da sempre, ogni qual volta che passavo per Belluno, quella silhouette solitaria e imponente mi ha attirato; quel faro, quel monolite di dolomia che veglia dalla notte dei tempi Belluno e le sue genti prima o poi l’avrei visto e accarezzato da vicino. Non mi par vero!

La vista da qui è potente. Mentre a nord il panorama e le verdi vallate le conosco bene dal momento che le ho avute alle spalle per tuta la mattinata, a sud è impressionante. Dai piedi della Gusela la roccia precipita giù “a piombo” di almeno sette/ottocento metri fino ad incontrare la parte terminale della Valle dell’Ardo tra picchi e guglie seghettate che rendono la vista sottostante molto d’impatto, fa soggezione. Piccolo piccolo sopra una sella verde scorgo sulla sinistra il Rifugio 7° Alpini, altro punto di partenza intermedio per la salita a questo magico mondo, ma da sud.

Una manciata di stelle alpine posta lì da chissà quale mano divina attira la mia attenzione. Sono quattro e non potevano essere nel posto migliore, in bilico su di un cornicione friabile lì a comporre uno scorcio unico, con la mole piramide del Serva e la cordigliera dell’Alpago con il Dolada in prima linea, fusi in una panoramica sensazionale.

Il Serva a dx. il Dolada in secondo piano a sx, cima di testa del gurppo Alpago-Cavallo


Scendo dalle pendici della Gusèla andando verso il Bivacco Dalla Bernardina, abbarbicato su di una cengetta del versante opposto. Mi concedo un po’ di tempo per qualche foto e riprendo la salita verso gli ultimi 200metri che mi separano dalla cima dello Schiara. Da dietro il bivacco la via di salita parte “on the rocks”, quasi tutta attrezzata con funi metalliche e qualche scala per oltrepassare i camini più ostici, portandomi in mezz’ora a guadagnare il la sommità della Schiara a quota 2565 m. Manco a dirlo il panorama in cima a questo spartiacque tra pianura e montagna è indescrivibile e mentre metto sotto i denti un generoso panino mi ci perdo. Nuvole bianche vanno e vengono mosse da un vento gradevole che le accompagna lungo la dorsale sinuosa ma irsuta che di lì a poco andrò a percorrere, in una danza silenziosa disturbata solo dal richiamo di un gracchio che volteggia a mezz’aria.

Lascio traccia del mio passaggio sul libro di vetta e mi incammino per la cresta affilata che mi porta lungamente verso est. Il sentiero prosegue per un primo tratto sulla dorsale vertiginosa (ma agevolata da una corda metallica) per poi spostarsi sul versante settentrionale traversando ghiaie instabili ed accompagnandomi, dopo poco meno di un’ora e qualche passaggio attrezzato sulle placconate finali, alla Forcella del Marmol (2262 m). Da qui il sentiero punta a Nord pieno e scende deciso per la Val de Nevrille portando a toccare l’omonima forcella. Ormai dimenticata la cresta rocciosa, l’ambiente cambia ancora ed a farla da padrone adesso è il colore verde dei pascoli che si estendono a perdita d’occhio verso il basso. Percorrendo il sentiero che è anche parte dell’Alta Via n°1, si scende decisamente e la sensazione passando di qui è quella di trovarsi fuori dal mondo. Non c’è traccia di contaminazione da parte dell’uomo e la vastità dei declivi, dei prati, delle dorsali ti fa dimenticare il concetto di spazio; è tutto grande e tu, piccolo camminatore, ti rendi conto di essere un ospite privilegiato di questo integro angolo di montagna!

Proseguendo il giro di rientro, una volta oltrepassata Forcella Nevrille (1953 m), il sentiero continua a spingersi in falsopiano verso Nord con direzione Forcella Lavaretta. Prima di averla raggiunta mi stacco dal sentiero principale e -complice una relazione che avevo letto non proprio chiarissima, unita ad una indicazione interpretata “a modo mio”- finisco per tagliare di netto tra prati e boschi per raggiungere il fondo valle “dritto per dritto” con non poche difficoltà. Guadagnato il fondovalle ritrovo finalmente anche il sentiero ed in poco tempo raggiungo il Rifugio Bianchet dal quale, dopo una sosta rigenerante, riparto lungamente verso La Stanga ed il punto di partenza a Casa de La Vecia concludendo un escursione che non dimenticherò facilmente, questo è certo!

Come scritto in apertura, questa escursione se fatta in giornata non è certamente per tutti (11 ore belle piene e 2240 metri di dislivello) ma regala grande soddisfazione e la varietà che di ambienti che attraversa beh…vale tutta la sfaticata!

NOTE ITINERARIO

L’escursione parte dalla località La Stanga, lungo la Statale Agordina all’altezza de Casa de La Vecia (449 m). Si imbocca l’evidente scalinata in cemento seguendo indicazioni per Rifugio Bianchet percorrendo il Sentiero Cai 503. Proseguendo per il sentiero ed intercettata la lunga strada forestale che serve il rifugio, la si percorre ed in circa 2,5 ore si raggiunge il Rifugio Bianchet (1245 m). Dal rifugio si piega subito a destra salendo dietro quest’ultimo fino ad un bivio nelle immediate vicinanze. Si prosegue per il Sentiero Cai 503 inoltrandosi per il Valon de Sciara risalendolo completamente seguendo le evidenti tracce sino alla Forcella de la Gusela (2360 m) a 2 ore dal rifugio. Dalla Gusela si prosegue guadagnando il Bivacco Dalla Bernardina, dal quale si prende la traccia per la cima della Schiara (segnata con bolli rossi) che si stacca alle sue spalle. La via di salita consiste in un tratto attrezzato (corde e scale) che in 0,5 ora dal bivacco porta in vetta a quota 2565 m.
Dalla vetta si prosegue per tutta la cresta affilata (sempre attrezzata con cavo metallico) in direzione Est fino a cominciare la discesa. Si perviene ad un primo bivio (1 ora dalla cima) con indicazioni “Rif. 7° Alpini” da non seguire, proseguendo sempre in direzione Est per guadagnare la Forcella del Marmol (2262 m). Dalla forcella si scende per il il Sentiero Cai 514 e lo si percorrerà passando per Forcella Nevrille (1953 m a 1h50′ dalla cima) , Casonèt di Nevrille (1641 m) sino a raggiungere un bivio dove si prenderà a sinistra per il il Sentiero Cai 518 che condurrà al Rifugio Bianchet da cui si percorrerà a ritroso il sentiero dell’andata


Tempo totale (soste incluse): 11h
Dislivello +: 2228 m
Dislivello – : 2228 m

L’itinerario completo

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