Punta De L’Agnel

Defilata e quasi sconosciuta alle masse brulicanti che in queste ultime estati prendono d’assalto come non mai la montagna, Punta dell’Agnello (2736 m) svetta fiera sopra la Val d’Ansiei (Auronzo di Cadore) ed offre un panorama a trecentosessanta gradi degno delle cime ben più blasonate. La via d’accesso dal lungo avvicinamento e la posizione piuttosto isolata rendono questa cima poco frequentata, adatta a chi come me predilige i silenzi e l’intima solitudine che la montagna sa custodire.

Val Gravasecca e Auronzo di Cadore

Le ferie stanno correndo veloci e questa volta decidiamo (con Alessandro, ormai rassegnato ad assecondarmi nei ravanamenti alpestri) di spendere due giorni fra le Dolomiti di Auronzo. Il primo giorno saliremo per la Val Marzon fino a Punta dell’Agnello per poi ridiscendere al bivacco de Toni dove passeremo la notte. Il secondo giorno riprenderemo il cammino spostandoci verso nord-ovest per salire la Cima di Cengia e rientrare, dopo un lungo anello in quota, al punto di partenza.

Pronti…Via! Dal momento che dovremmo “solo” arrivare su per prendere posto in bivacco (tanto comunque chi vuoi che ci vada a dormire lassù….) e salire la cima, ce la prendiamo tutto sommato comoda. Partiamo con più calma del solito e questa volta ci concediamo anche il lusso di una seconda colazione in un piccolo bar a Lozzo di Cadore prima di proseguire verso Auronzo, oltrepassandolo, ed infilarci in una assonnata Val Marzon. Saliamo in auto per la carrareccia, ci soffermiamo a guardare i giochi di nuvole sulle Tre Cime di Lavaredo illuminate dalla luce del primo mattino, ed in poco tempo arriviamo all’attacco del sentiero. La salita parte decisa e ci accompagna in un fitto sottobosco su per la Val de Marden con una pendenza costante facendo a zig zag tra i mughi, che nonostante sia mattino fanno sentire la loro opprimente presenza tappando quell’aria fresca che avevamo lasciato qualche centinaio di metri più in basso.

Ai +800 dalla partenza e dopo circa un paio d’ore di cammino il panorama ed il sentiero cominciano a cambiare lasciando gradualmente spazio alle ghiaie che ci portano tra le belle pareti e guglie dei Campanili di Marden a dei Campanili de Toni, non prima di aver avuto il tempo di scorgere le Tre Cime imporsi e svettare tra il cielo azzurro. Proseguiamo sino a raggiungere la parte terminale della valle percorrendo un lungo ghiaione ed arrivando alla base dell’ultimo salto di 200 metri di dislivello che ci porterà a guadagnare Forcella de l’Agnel ed il bivacco de Toni posto poco più in là.

In forcella il tempo sereno che avevamo avuto sino dalla partenza comincia a lasciare il posto a nuvole grigie che avanzano compatte soprattutto verso Est, ma senza nascondere fortunatamente il panorama che questa forcella ha da offrire. Giunti a quella che sarà la nostra “casa” per la notte, apriamo il bivacco (molto piccolo rispetto ai classici bivacchi Berti da 9 posti), occupiamo due brande e mettiamo qualcosa sotto ai denti, accarezzati da una brezza frizzante che giù a valle sognavamo da tanto tempo! Verso Sud-Est lo sguardo va da solo millesettecento metri più in basso verso Auronzo, che con il suo lago color turchese cattura subito l’attenzione, mentre alla sua sinistra il gruppo delle Dolomiti di Sesto con, nell’ordine, Croda de Ligonto, Cima Ambata e Cima Bagni chiude una cornice rocciosa sensazionale!

Dopo una rigenerante oretta di sosta, ripartiamo in direzione della cima. La via di salita parte dalla verticale della forcella e si sviluppa in maniera molto articolata con passaggi di primo grado alternati alle tanto citate “cenge friabili e facili roccette”; seguendo gli ometti segnavia, in poco meno di mezz’ora raggiungiamo la sommità e ci troviamo praticamente tetto del mondo! Tre Cime, Paterno, Cadini di Misurina, Cima Bagni, Croda de Toni (a un palmo dal naso), Cristallo, Monte Piana, Croda Rossa, Sorapiss, Marmarole…tutte le più belle cime delle Dolomiti. Da lì sopra siamo accerchiati da una foresta di picchi e vette che si fanno scalare con gli occhi; c’è da perdersi!

Non saprei quantificare per quanto tempo siamo rimasti lì. La cima era abbastanza spaziosa per due persone e ci siamo concessi il lusso di dimenticare l’orologio e prenderci tutto il tempo che volevamo per respirare, riposare, meditare e fare il pieno di quell’aria meravigliosamente fresca, di quell’aria dalla quale ormai ne sei dipendente e rimpiangi di non averne avuto abbastanza ogni volta che ritorni a valle.

Ridiscendiamo da quell’angolo di cielo facendo attenzione alle roccette insidiose e scopriamo con non poca sorpresa che al bivacco sono arrivati nel frattempo altri quattro ragazzi i quali, vista l’ora, sicuramente passeranno lì la notte. Le nostre aspettative di una serata solitaria vanno a fasi benedire, così come le loro del resto, ma tant’è la montagna è anche questo! I quattro ragazzi sono di Belluno ed anche loro ci dicono essere sempre alla ricerca di posti dove non ci sia sovraffollamento, preferendo piuttosto luoghi sperduti e poco frequentati. Nonostante siano un po’troppo loquaci per i nostri gusti, sono comunque di buona compagnia e tra una chiacchiera e l’altra raccontandosi un po’, arriva l’ora di cena. Su di un grande masso a far da tavola prepariamo la pasta (questa volta siamo partiti “armati” di tutto punto) e ci godiamo i giochi delle luci basse del tramonto che spezzano la monotonia di grigie nuvole spumose, per nulla intenzionate a lasciare libera la forcella! (e io che mi immaginavo un tramonto mozzafiato…)

Le nuvole rimangono aggrappate alla forcella rendendo la visibilità pari a zero, anche a notte fonda, quando mi alzo ed esco sperando di trovare il cielo sgombro e la Via Lattea da immortalare. Nulla, nebbia fissa come nel peggior novembre! Solo verso l’alba si cominciano ad alzare lasciando passare pochi raggi di sole che se non altro colorano un po’ un cielo ancora monocromatico. Usciamo dal bivacco, mettiamo su il caffè, facciamo colazione e ci rimettiamo in marcia puntando dritti vero ovest e verso forcella Croda de Toni e Collerena con una temperatura che sfiora i 6° gradi.

Il giro di rientro oggi prevede di portarci verso ovest, di salire al Monte Cengia per poi prendere la lunga discesa attraverso la Val de Cengia sino in Val Marzon.
Traversando le ghiaie alle pendici della Croda de Toni ci rendiamo conto che la giornata meteorologicamente parlando ha poco margine di miglioramento (alla faccia di ARPAV che dava cielo sereno) e decidiamo così di evitare la salita al Monte Cengia preferendo un giro un po’ più lungo. Il nuovo itinerario ci porta a salire al sul tondeggiante Collerena, direttamente sotto alle pendici della parete ovest della Croda de Toni e altrettanto direttamente sopra al Rifugio Comici, che vediamo piccolo piccolo 800 metri più in basso. Il sentiero si sviluppa in falsopiano passando accanto a resti di trincee, gallerie e baraccamenti della prima Guerra Mondiale e lentamente comincia a scendere sino a raggiungere i Piani di Cengia dove, tra una nuvola e l’altra compaiono i due laghetti omonimi.

Ancora un salto di un centinaio di metri su un sentiero/carrareccia che nel frattempo comincia a popolarsi di escursionisti provenienti dalle Tre Cime e dal Rifugio Auronzo e raggiungiamo l’ultimo verde pianoro ai piedi delle Tre Cime nel loro versante sud orientale, che però possiamo solamente immaginare, visto il perdurare delle nuvole.. Ci fermiamo “a caccia” di marmotte che sbucano da ogni tana fischiando insistentemente, passano due camosci che corrono via come treni, scattiamo qualche foto alle pareti che ogni tanto appaiono tra le nuvole ed alla fine ci caliamo, un po’ controvoglia, giù per il sentiero che ci riporterà in Val Marzon, dopo un paio d’ore, a raggiungere la macchina.

Questa due giorni non è stata sicuramente come l’avevo in testa. Dalle previsioni meteo super ottimistiche mi aspettavo tanto e contavo di far il pieno dei colori caldi di alba e tramonto e di perdermi nell’infinito di un cielo stellato di agosto e invece.. E invece è stato tuttavia un gran bel giro, con un dislivello ed una distanza molto generosi e fino al momento in cui il tempo non è cambiato, i panorami che questo angolo di Dolomiti ha messo in mostra sono stati sicuramente uno dei più belli in assoluto che custodirò nella mia (scarsa) memoria!

NOTE ITINERARIO

GIORNO 1

Inoltratisi in auto all’interno della Val Marzon, dopo aver superato l’abitato di Auronzo di Cadore, si prosegue per circa un chilometro e mezzo sino a raggiungere due tornanti da dove, a quota 1127 m, compaiono abbastanza evidenti le indicazioni per il Sentiero CAI 106 ed il bivacco De Toni. Il sentiero parte deciso e si stacca dalla Val Marzon salendo con decisione all’interno della Val del Mandren, dapprima tra un bosco d’abeti, poi tra i mughi ed infine tra ghiaie mobili sino a raggiungere dopo circa tre ore e mezza un bivio a quota 2400 m da cui si tiene la destra proseguendo verso la evidente Forcella de l’Agnel (2570 m). La via di salita alla Punta dell’Agnel sale verso destra (S) dalla forcella, e segue una traccia segnalata con ometti. La salita è molto articolata con brevi facili passaggi di primo grado e tendenzialmente bisogna cercare di salire sulla verticale della forcella con andamento che gradualmente si porti da destra verso sinistra. Raggiunto il filo di cresta, in breve si monta sul piatto gradino roccioso che compone la quota più elevata.

Tempo totale soste escluse: 4h
Dislivello + : 1600 m
Dislivello – : 200 m

GIORNO 2

Dalla forcella si prosegue in direzione NO seguendo il Sentiero CAI 106 fino ad incontrare un bivio sotto la forcella dal quale si va a prendere il Sentiero CAI 107, procedendo in quota ed attraversando le ghiaie sottostanti alla Croda de Toni, superando poi un breve tratto attrezzato con fune metallica. Proseguendo sempre in falsopiano si guadagna la Forcella Croda dei Toni alle pendici del Collerena (2607 m) e lo si risale nel suo versante sudorientale. Lo si ridiscende sino a guadagnare di nuovo il Sentiero CAI 107 (sempre molto evidente dalla cima) ed a toccare il Passo di Collerena prima di piegare decisamente a sinistra per scendere ai Piani di Cengia (2247 m). Da qui si svolta ancora una volta a sinistra e si prende il Sentiero CAI 1107 che fa perdere quota in maniera significativa portando a percorrere lungamente la Val di Cengia, raggiungendo il fondo valle, non prima di essere transitati davanti al Cason Cengia Bassa (1602 m). Si raggiunge dopo una lunga discesa la strada forestale della Val Marzon che in breve riconduce al punto di partenza.

Tempo totale soste escluse: 4h
Dislivello + : 231 m
Dislivello – : 1634 m

L’itinerario completo

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