Cima de Zita sud

L’obiettivo iniziale di questa uscita era quello di riprendere un po’ di gamba e fare un po’ di fiato dopo lo stop di qualche settimana dalle ravanate montane. Un itinerario buttato giù al volo, deciso al telefono la sera prima di partire e senza tante aspettative; invece…
Sfogliando qualche libro alla ricerca di una mèta o di un itinerario che potesse saziare in qualche maniera la fame di “aria fina” che ormai si stava facendo sentire da troppo tempo, è capitato di posare lo sguardo sulle Cime de Zita. Situate tra il dedalo di picchi e gruppi montuosi che separano lo Zoldano dall’Agordino, avevo già avuto modo di lambirle qualche anno fa e ricordavo molto bene il luogo in cui sorgevano, un ambiente vasto ed incontaminato, per nulla antropizzato, ricco di animali e di praterie verdissime.

Van de Zita de Fora


Fatti i classici due conti, decidiamo (io ed Alessandro) di imbarcarci in questo “viaggio” e alle 05.30 partiamo di buona lena da Malga Caleda Vecchia, poco sotto allo svalico del Passo Duran dal versante agordino. Il sentiero si infila nel bosco, ancora assopito e profumato di bruma, facendo guadagnare quota non troppo velocemente ma con costanza sino a raggiungere la prima delle quattro forcelle che dovremo inanellare per raggiungere la cima.
Oltrepassato il primo valico, il sentiero ci fa perdere un po’ quota portandoci deciso verso est traversando le pendici del Monte Tàmer, prima, e quelle del Gruppo del Moschesin, poi. Il lungo cammino ai piedi di questi colossi di Dolomia prosegue con un continuo saliscendi tra pietraie e grossi massi di crollo, aprendo la vista ad ovest su tutta la conca agordina che con le sue montagne viene destata dalle prime luci dell’alba.

Il sentiero prosegue sempre con buona pendenza e ci conduce in poco tempo a guadagnare una radura tra gli alberi dove si fa spazio Malga Moschesin. Due edifici modesti e una fontana gorgogliante incorniciati da un bosco di larici cullati dal solo suono ipnotico dell’acqua che scorre lenta nella grande vasca: una cartolina!
Proseguiamo il cammino in direzione Rifugio Pramperet passando per i vecchi ruderi di Caserma Moschesin (costruita agli inizi del 1900 stanziando un posto di guardia e controllo del territorio per evitare le invasioni nemiche verso la Pianura Padana), raggiungiamo l’omonima forcella e ci infiliamo in una vallone che punta a Sud-Ovest per raggiungere, tra distese di mughi che ormai sono diventate parte integrante dell’ “arredamento” del sentiero, Portèla dei Pezedèi.
Salendo approfittiamo di un rivolo d’acqua per rinfrescarci un po’ e gustarci la visuale che si apre sul Prampèr che sorge possente dietro Rifugio Pramperet oramai brulicante di persone. Il tempo di due fotografie e ci rimettiamo in marcia seguiti a distanza da un gruppetto di 7/8 persone (anche abbastanza chiassose per la verità) che a giudicare dalla dimensione degli zaini è sicuramente impegnato nell’Alta Via 1. Il nostro itinerario oggi ricalca infatti una tappa dell’ Alta Via numero 1 che collega in dodici tappe il Lago di Braies (BZ) a Belluno.
Raggiunta la Portèla l’ambiente cambia di netto: i mughi finalmente lasciano spazio a verdi prati che lambiscono le cime sopra di noi ed il sentiero sale sempre deciso ma tra una vastità d’ambiente spettacolare. Se fino a prima ci si sentiva oppressi dal caldo soffocante delle mughe, adesso si ha proprio l’impressione di poter respirare tutta l’aria che quello spazio immenso offre, accarezzando poi con lo sguardo i prati fioriti, i rododendri, i papaveri di montagna e le cime limpide che fanno da sfondo!

Il sentiero continua a salire per prati accompagnandoci ad una cresta erbosa da cui sbucano i versanti nord delle Cime de Barancion e più ad ovest il Talvena. Proseguendo lungo il sentiero ora su ghiaie raggiungiamo Forcella de Zita Sud da cui abbandoniamo il sentiero e per facili roccette raggiungiamo la sommità della Cima de Zita Sud a quota 2450m. Il panorama e la vista sul Van de Zita de Fora è sensazionale: un immenso catino verdeggiante chiuso ad est dal gruppo de Le Preson, ad ovest da Le Stanghe e dal Talvena ed a nord dalle Cime de Zita. Wow, sarà che la prima volta che passai in quel “van” il tempo non era dei migliori ma oggi i contasti di colori sono impressionanti!

Era da parecchio che non mi ritrovavo su una vetta a riprendermi il mio tempo; a fermarmi contemplando ciò che la natura ha plasmato, spingendo lo sguardo tra nuvole spumose che si rincorrono tra una valle e l’altra, annusando l’aria che ha un aroma tutto suo lassù in alto…e mi mancava molto tutto questo!
Mentre adesso lo sguardo corre verso Nord con tutto il corollario di cime dell’Agordino in primo piano, si è fatta quasi l’ora di pranzo e…beh non c’è posto migliore per metter qualcosa sotto i denti oggi!

Dopo circa un oretta di sosta riprendiamo la discesa (lunga, lunghissima..) puntando di nuovo alla Portèla del Pezedèl. Da lì abbandoniamo il sentiero fatto il mattino prendendo una traccia labile che aggirerà da dietro Cima delle Balanzole portandoci poi a raggiungere la sua sommità. Certo la traccia non è delle migliori ma con un po’ di improvvisazione e “naso” riusciamo a seguirla anche nei tratti dove non è per niente evidente ed a riportarci, dopo aver ravanato e imprecato tra i mughi, sul sentiero percorso al mattino nei pressi dei ruderi di Caserma Moschesin.

Da qui il lungo rientro verso Malga Caleda Vecchia percorrendo a ritroso il sentiero che sembra non finire mai tra mughi, ghiaie, bosco e ancora mughi, ghiaie, bosco sino a raggiungere il tanto desiderato Rio della Val Caleda dove finalmente troviamo un po’di refrigerio prima di salire in macchina e tornare a valle.
L’epilogo della giornata alla fine non è stato così “easy” e ce ne siamo tornati a casa con 25 chilometri e 1550m di dislivello; alla faccia del “facciamo un giro tranquillo per far girare le gambe e far un po’ di fiato” !

NOTE ITINERARIO

Con partenza da Malga Caleda Vecchia (1500 m) , nei pressi dello svalico del Passo Duran da versante Agordino, e l’itinerario ha uno sviluppo ed un dislivello notevole da considerare anche in funzione della stagione.
Da Malga Caleda Vecchia si seguono le indicazioni per il Rifugio Pramperet ed al primo bivio si tiene la destra seguendo il Sentiero CAI 543 pervenendo in circa 15′ a Forcella Daganel (1620 m). Oltrepassata la forcella si prosegue fra il bosco sempre su traccia ben battuta (il sentiero fa parte dell’Alta Via 1) sino ad uscire ai piedi di grandi colatoi e ghiaie, talvolta tra i mughi. Al cospetto di Tàmer e Moschesin si prosegue sempre seguendo il Sentiero CAI 543, tralasciando la salita alla Cima del Moschesin, sino a guadagnare l’incantevole radura della Malga Moschesin (1800 m). Portandosi dietro ai ricoveri si prosegue in direzione Est per il medesimo sentiero che continua a salire inoltrandosi nel bosco. Superato del dislivello con alcuni tornantini il sentiero continua a traversare andando a condurre prima ai ruderi di Caserma Moschesin e poi alla Forcellla del Moschesin (1940 m) da cui prende a scendere deciso in direzione del Rifugio Pramperet (1857 m). Senza raggiungere il rifugio si piega decisamente a destra imboccando il Sentiero CAI 514 che porta dritto alla Portela dei Pezedèi (2097 m). Dalla sella si segue il sentiero per ghiaie sino al suo culmine segnato da Forcella de Zita Sud (2400 m) dalla quale ci si stacca verso sud ovest per una evidente traccia che porta alla Cima de Zita Sud (2450 m). Dalla cima si prosegue di nuovo a ritroso fino a Portela dei Pezedei. Da qui anziché seguire il sentiero di salita si piega a sinistra seguendo una esile traccia che passa sotto alla Cima delle Balanzole. Con qualche passaggio di arrampicata (I°) lungo un canalino si guadagna la cima a 2080m e si prosegue per traccia tra i mughi sino a raggiungere i ruderi della Caserma Moschesin e riprendere il Sentiero CAI 543 sino a Malga Caleda Vecchia.


Tempo totale (soste escluse): 8h30′
Dislivello +: 1550 m
Dislivello – : 1550 m

L’itinerario

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