Vedrette di Ries: buona la prima!

La Valle Aurina con le sue vette è sempre stata una storia raccontata, vista magari in foto, ascoltata da chi calcava quelle zone e che da sempre mi ha incuriosito. Le tre ore di macchina che solitamente ci si impiega da casa per raggiungere la valle e gli attacchi alle sue cime, tuttavia, mi hanno sempre scoraggiato, facendomi prediligere sempre mete più vicine.
Questa volta però il pretesto c’era: le Vedrette di Ries sono state infatti scelte come uscita finale di un corso di alpinismo a cui finalmente, dopo vari rinvii causa covid, sono riuscito a partecipare. Il programma del fine settimana prevedeva di raggiungere la vetta del Monte Magro a 3274 metri, passando la notte al rifugio Roma e salendo l’indomani per il ghiacciaio Vedretta di Ries Occidentale.

Cima Barmer e Collalto

Ore 17.00 (dopo l’avvicinamento con un traffico da bollino nero…) partenza da Riva di Tures con un unico obiettivo : la cena!
Il sentiero dalla parte terminale della Val del Rio si avvia bello deciso, prima per una carrareccia, poi infilandosi tra un profumato bosco di abeti facendo guadagnare quota abbastanza in fretta, traversando ruscelli e cascate rigonfie che ti accompagnano in un ambiente quasi fiabesco. A quota 2000 il bosco lascia spazio ad ampie vedute sui declivi e sui prati d’altura di queste insolite (per me che sono abituato a ben altri panorami) e strane montagne: scure, severe, con il verde ipnotico dei versanti, il bianco candido delle cascate e dei nevai d’alta quota che danno vita a mille diversi contrasti di colore. Un ponticello su un torrente, quattro tornantini, un meraviglioso maso che si affaccia verso ovest ed in breve compare il Rifugio Roma che dall’alto dei suoi 2274 metri trova il suo spazio, discretamente, all’interno di quel paesaggio ameno.
Con la sola prerogativa quindi di arrivare al rifugio per cenare, la prima giornata si è conclusa piuttosto in fretta e una volta coperti i 680 metri di dislivello, l’unico pensiero è stato sedersi a tavola. (eh…dura la vita!)

Dopo una nottata di pioggia l’alba del giorno dopo è piuttosto congestionata dalle nubi ma se non altro fino al primo pomeriggio non sono previste precipitazioni quindi alle 06.00 si parte puntando 1000 metri più in alto al Magerstein (Monte Magro).
Dal rifugio la salita parte regolare, guadagna un laghetto glaciale dove tutto il gruppo orientale delle Vedrette si specchia magicamente e prosegue infilandosi in enormi vallate moreniche.

Enorme e piccolo: due aggettivi che all’interno di queste montagne vanno di pari passo. Gli ambienti sono davvero grandi e percorrendoli, soffermandosi, guardandosi attorno, si percepisce chiara la vastità della montagna e la piccolezza dell’uomo; un ospite quasi insignificante che naviga e si immerge in silenzi primordiali alla ricerca di quel “qualcosa” tanto difficile da tradurre in parole che lo fa stare semplicemente bene.

Attraverso massi e sfasciumi la via di salita porta da verdi prati rigogliosi a distese di pietre a perdita d’occhio su cui giocare a fare gli equilibristi. In breve la traccia raggiunge le ultime lingue di neve che resistono ancora perennemente e da lì comincia la salita in conserva. Con il passare delle prime ore del mattino il cielo si apre un poco e lascia perfino trasparire qualche raggio di sole liberando le cime attorno.. WOW! Sono proprio imponenti, tutte più o meno a forma piramidale, slanciate verso l’alto, irte e severe, divise da ripidi canali dove si insinuano spesse lingue glaciali…RI-WOW!


La salita prosegue sul versante orientale del ghiacciaio sino al suo apice; da lì un breve tratto in cresta porta, per rocce, a raggiungere la cima del Monte Magro a 3274m. Certo il panorama non è quello delle terse giornate estive (anzi, tutt’altro) però qualche balconata del corollario di cime che circondano questa punta ogni tanto compare e…toglie il fiato! “Chissà che vista ci dovrà essere qui sopra in giornate limpide” mi dico.

Il tempo di rifiatare un poco e si riprende il cammino questa volta lungo il versante orientale del ghiacciaio puntando, dopo una lunga discesa a ritroso, di nuovo al rifugio Roma. Il tempo di una rigenerante birra e via verso valle, a scongiurar la pioggia che arriverà per fortuna solo dopo essere giunti alla macchina!
Tirando le somme di questa puntatina fra le Vedrette di Ries non posso che esserne soddisfatto. Portato come sono ad evitare di far molta strada per cercare la cosiddetta aria fina, devo dire che mettere il naso oltre le “solite” montagne mi ha di fatto aperto un mondo. Un mondo che bramo di scoprire, esplorare e perdermici…quindi sarà un sicuro arrivederci!

NOTE ITINERARIO

L’itinerario parte dal fondovalle della Val Del Rio a Riva di Tures (1590m) da dove, seguendo il Sentiero 8 si raggiunge dopo 680 metri dislivello il rifugio Roma (2274m).
Dal rifugio si segue il Sentiero 4 che, diventando poi traccia, sale sul lato occidentale del ghiacciaio Vedretta di Ries Occidentale portando alla rocciosa cresta finale per la vetta del Monte Magro (3274m)

L’itinerario si sviluppa in ambiente di alta montagna pertanto richiede una buona preparazione fisica, le conoscenze tecniche per muoversi in ambiente e la completa attrezzatura alpinistica (NDA) per la progressione in ghiacciaio e alta montagna.

GIORNO 1
Tempo di tappa: 1h15′
Dislivello + : 680 m

GIORNO 2
Tempo di tappa: 6h40′
Dislivello + : 1000 m
Dislivello – : 1680 m

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