Lastìa di Framont

La cima che questa volta ha richiamato la mia attenzione non è molto conosciuta e tutto sommato abbastanza snobbata dalle masse, una cima che si prospetta solitaria e defilata, considerato anche l’orario di partenza. Lastìa di Framont: con i suoi 2300m domina sulla cittadina di Agordo, affiancata dal Mont Alt (150 metri più basso) e da altre cime minori che ammantate di bianco sono mete invitanti per delle invernali davvero interessanti!

Lastìa di Framont Versante di salita

Al motto superottimistico di “Sono appena 900 metri di dislivello, in cinque orette ce la caviamo” partiamo di buon’ora da Vittorio Veneto io, Alessandro ed Andrea puntando ad Agordo da dove prenderemo una stradina che si inerpicherà alle pendici del gruppo della Moiazza sino a raggiungere e superare la frazione di Piasent. La giornata sembra promettere bene; dopo due giorni di tempo perturbato la notte precedente un vento di bora ha spazzato i cieli lasciando il posto ad una volta completamente sgombra di nubi e limpidissima!
Lasciata la macchina un paio di chilometri sopra l’abitato di Piasent alle sei precise inforchiamo scarponi e lampade frontali e partiamo seguendo la strada (coperta di neve) in direzione Malga Framont. La carrareccia sale con una pendenza importante e mentre guadagniamo quota il sole comincia ad illuminare coi colori caldi del primo mattino tutto il corollario di cime che tra un abete e l’altro riusciamo a scorgere. Cavoli, la giornata promette davvero bene, non c’è una nuvola!!

Usciti da bosco e raggiunta Malga Framont, di colpo la Moiazza si staglia davanti a noi con tutta la sua possenza: i giochi di luci e ombre del primo sole sembrano quasi farla vivere, ad ogni passo si illumina un canale e se ne ombreggia un altro, si accende un nevaio e se ne spegne un altro, come in una danza effimera.. Spettacolare! “Sì, prima o poi ti salirò, caro enorme colosso di dolomia”

La Moiazza

Abbandonata la malga ci inoltriamo di nuovo nel bosco e proseguendo adesso per tracce risaliamo la Val Rova sino al suo termine; da lì punteremo a risalire Forcella del Camp. La forcella si stacca dal fondo valle verso ovest e (adesso un po’ ad intuito) prendiamo quella direzione salendo un ripido canale di neve ghiacciata tra un fitto bosco di larici. Una volta in cima allo svalico, dalla parte opposta cento metri più in basso, si apre la grande piana della Busa de Camp, dove nel suo fondo fa capolino l’omonima casera completamente sommersa dalla neve. La vista delle due cime del Framont (Mon Alt e Lastìa) è chiara e non lascia spazio ad interpretazioni per le vie di salita: van su dritte per dritte! Scendiamo veloci e oltrepassata la casera andiamo ad individuare una traccia solida per risalire il lungo pendio di salita, che prima attraversa uno spoglio bosco di abeti e poi si dipana attraverso grandi pale innevate.

La salita che avevamo affrontato di buon grado, una volta fuori dal bosco cambia marca e…procede lenta: nonostante le temperature notturne siano scese di qualche grado sotto lo zero, la neve è “molla” , non porta il nostro peso e ad ogni passo non tracciato è inevitabile sprofondare: ah com’è bella la neve…! Dopo tre quarti d’ora di snervante ravanamento, intervallato da soste fotografiche nonché rifiatartici, finalmente raggiungiamo la cresta sommitale che traversando verso sud porta sulla cima della Lastìa sovrastando di circa 200meti quella del Mont Alt.
Il panorama che si apre davanti (ma anche dietro…) è grandioso! Dalla cima si spalanca verso sud ovest tutta la vallata Agordina. Agordo, Taibon, Voltago, Rivamonte e tutte le frazioni agordine sono sotto i nostri piedi, piccolissime e ancora assopite da questa fresca domenica di marzo.


Ad ovest la Valle di San Lucano vista da una nuova prospettiva, si infila tra l’Agner e le Pale gelida ed inospitale ma tremendamente invitante, dalle cui balze occidentali stracolme di neve sbuca il tetto del Bivacco Bedin. Incredibile! A sud le cime sono a perdita d’occhio e dallo Schiara fa capolino anche La Gusèla. Spostando lo sguardo ad est Pramper, Tamer e San Sebastiano incorniciano il Passo Duran ed ancora più ad est, dietro le nostre spalle, Moiazza e Civetta quasi in un unica soluzione completano una vista talmente nitida e “spaziale” da non sembrare reale. CHE GIORNATA! Mentre lo sguardo va’ e corre ancora verso nord, verso il Pelsa, la Marmolada, il Sella, le Pale di San Martino, i Lastoti de Formin e tutto quel ben di Dio di cime, “it’s coffee time” e come da tradizione ci concediamo l’immancabile espresso d’altura.

Gustatolo appieno e con gli occhi che ancora volano verso l’infinito, vinciamo la reticenza che ci farebbe rimanere lì sopra fino a sera e ci incamminiamo verso valle portandoci dentro la serenità ed i colori che questa cima ci ha sorprendentemente regalato!
Ah…già il pronostico iniziale: ecco, alla fine, le ore da cinque son diventate quasi sette ed i metri di dislivello da novecento hanno sfiorato i millequattrocento. Una sgambatina giusta giusta per rompere il fiato!

NOTE ITINERARIO

L’itinerario parte dalla strada che sale a Malga Framont (d’estate interamente percorribile) all’altezza dei Fienili Don (1048 m) dove ghiaccio e neve impossibilitano l’avanzata in auto. Si prosegue seguendo quindi la strada che ricalca anche il Sentiero CAI 548 fino a Casera Pecole (1308 m) da cui si piega a sinistra proseguendo per traccia ricalcando il Sentiero CAI 522 fino a Malga Framont (1586 m). Proseguendo per tracce più o meno marcate ci si inoltra all’interno della Val Rova con direzione nord sino al suo termine e si prosegue nettamente verso ovest risalendo un ripido versante fino a raggiungere Forcella del Camp (1933 m). Dalla forcella si guadagna il fondo della Busa del Camp e si risale con orientamento logico il versante nord della Lastìa di Framont raggiungendone la cima a quota 2294 m. La via di discesa avviene per il medesimo percorso di salita.

Tempo di totale: 7h
Dislivello: 1300 m

L’itinerario di salita


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